Cittadinanza italiana in via amministrativa durante lemergenza

Domanda di cittadinanza italiana in via amministrativa durante l'emergenza sanitaria da COVID-19.

 

La situazione in cui la Repubblica italiana si trova durante l'emergenza sanitaria causata dal COVID-19 non ha bisogno di presentazioni; è noto in tutto il mondo che dall'inizio di febbraio di quest'anno, questo virus ha iniziato a braccare gli abitanti del Paese, e nel tempo la situazione è solo peggiorata.

 

Proprio alla luce di questo peggioramento, sono stati emessi decreti nonché misure estreme di restrizione della circolazione della popolazione. Detto ciò, le procedure di richiesta di cittadinanza italiana in via amministrativa, avviate prima dell'inizio della pandemia, saranno portate a termine.

 

Tuttavia, a causa delle misure di sicurezza adottate dal Governo nonché alla cancellazione del servizio al pubblico per elaborare solo pratiche interne, il lavoro dei comuni italiani è attualmente rallentato. Il flusso di lavoro a cui i dipendenti pubblici italiani sono attualmente esposti è più intenso del solito e il personale è ridotto al fine di salvaguardare la loro salute.

 

Inoltre, le registrazioni dei certificati di morte alla data odierna sono pari a 6.077 per le vittime del virus che al momento costituiscono una priorità per l’anagrafe italiana che, oltre a registrare tali documenti, deve anche affrontare lo shock emotivo della perdita di persone care. Si consideri che l'Italia non è un paese molto grande (il suo territorio è equivalente allo stato di Maranhão, Brasile [331.937 km²] -Italia [301.338 km²]), per non parlare della pressione che l'intera popolazione italiana sta vivendo in generale.

 

Coloro che avevano programmato di recarsi sul territorio italiano per richiedere il riconoscimento della cittadinanza in via amministrativa, ai sensi della Circolare ministeriale dell'8 aprile 1991, n. K28.1, a questo punto non potranno fare domanda poiché i comuni italiani non sono attualmente in grado di riceverli.

 

A causa della pandemia, il decreto ministeriale dell'8 marzo 2020, che inizialmente limitava l'ingresso e l'uscita dalla Lombardia e da altre 14 province, ha successivamente esteso tali misure all'intero territorio nazionale, impedendo così l'ingresso di non residenti.

 

Non si sa con certezza quando riapriranno definitivamente le frontiere, ma, secondo le comunicazioni ufficiali del governo italiano, si prevede che le restrizioni continueranno fino a maggio o giugno di quest'anno. Potrebbe però accadere che, mentre la pandemia continua a svilupparsi sul territorio brasiliano, potrebbe allo stesso tempo terminare in Italia, ed in tal caso, nonostante tutte le misure di prevenzione, i brasiliani che prima non potevano entrare in Italia adesso corrono il rischio di non poter invece lasciare il Brasile.

 

Attualmente la soluzione è quella di fare domanda di cittadinanza italiana in via amministrativa attraverso i consolati italiani in Brasile.

 

L'unico problema è che i consolati hanno liste d’attesa infinite; in alcuni casi, il periodo di attesa può superare i dieci anni. E’ indispensabile opporsi a queste code illegittime dinanzi ad un Giudice italiano, specialmente quando la documentazione del richiedente non viene analizzata nei termini legali previsti dalla legge. Pertanto, è necessario richiedere al Tribunale italiano la dovuta analisi del processo e una sentenza meramente dichiarativa a conferma della cittadinanza italiana ius sanguinis.

Non resta da dire che, poiché non esiste alcuna disposizione per risolvere la situazione di emergenza sanitaria ed economica da COVID-19, spetta al richiedente fare appello ai tribunali affinché sia fatta giustizia.

 

 

 

 

*https://coronavirus.jhu.edu/map.html (23.03.2020 18:00)

** https://revistagalileu.globo.com/Sociedade/Urbanidade/noticia/2016/04/mapa-compara-o-tamanho-dos-estados-brasileiros-extensao-de-outros-paises.html

*** https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/03/08/20A01522/sg

****http://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2020/03/07/bonafede-misure-fino-315.-se-coronavirus-migliora-ritorno-a-normalita_c333dc34-39bd-4d63-9c8c-160c21f0083b.html